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A ottobre è stata inaugurata la prima cykelgata di Lund. Su una cykelgata gli automobilisti possono circolare solo alle condizioni dei ciclisti e i ciclisti hanno la precedenza! Si tratta di una strada già esistente che viene trasformata in modo che i ciclisti abbiano la precedenza. La cykelgata, che possiamo tradurre in italiano con strada ciclabile, può essere una buona alternativa nei luoghi in cui non c’è sufficiente spazio per creare piste ciclabili separate.
La prima strada ciclabile europea nasce all’inizio degli anni ’80 a Brema, in Germania, come soluzione economica alla carenza di infrastrutture ciclabili. Quando nel 1997 la strada ciclabile ottenne una propria segnaletica e venne inserita nel codice della strada, divenne un concetto di successo nel sistema di infrastrutture tedesco. Oggi il concetto di strada ciclabile è diffuso in molti paesi europei (Olanda, Norvegia, Danimarca, Svizzera, Spagna, Belgio, Francia e Austria) come principio progettuale e in alcuni paesi, per esempio la Germania, come regolamentazione ufficiale del traffico.
In Svezia le strade ciclabili furono sperimentate per la prima volta tra la fine degli anni 2000 e l’inizio degli anni 2010 in diverse città, tra cui Linköping, Malmö e Göteborg. Gli esperimenti non modificarono la struttura delle strade, ma introdussero limiti di velocità ridotti e segnaletica dedicata, con l’obiettivo di valutare se queste misure rendessero più sicura la circolazione dei ciclisti nel traffico misto.
Nell’autunno del 2020 è stata introdotta la cykelgata come una nuova tipologia di strada nel Codice stradale svedese e, il 1° dicembre 2020, il governo ha dato ai comuni la possibilità giuridica di istituire strade ciclabili tramite ordinanze locali sul traffico. Nel Codice stradale svedese sono indicate le seguenti disposizioni a riguardo:
In una strada ciclabile valgono le seguenti regole:
In aggiunta a queste disposizioni, l’Agenzia dei Trasporti svedese ha introdotto anche due nuovi segnali stradali appositi per le strade ciclabili. Nei manuali nazionali di pianificazione urbana non sono presenti linee guida specifiche sulle strade ciclabili, ma in alcuni viene riportata una breve descrizione di queste, accompagnata da raccomandazioni. Le strade ciclabili sono proposte come soluzione negli ambienti a traffico misto in cui il flusso di biciclette è elevato. Sia la quantità totale di ciclisti, sia la quantità di ciclisti in rapporto ai veicoli a motore sono descritte come aspetti importanti da considerare. Inoltre, le strade ciclabili sono indicate come una soluzione da applicare esclusivamente nei centri urbani.
Queste sono le raccomandazioni fornite per le strade ciclabili:
La prima cykelgata di Lund si trova su parte di due strade centrali della città che fiancheggiano il Botaniska Trädgården, il giardino botanico. Si tratta di un progetto pilota del comune di Lund in collaborazione con la Lunds Tekniska Högskola (LTH, Facoltà di Ingegneria dell’Università di Lund) e con l’Istituto statale di ricerca su strade e trasporti (VTI). Queste due strade lungo il giardino botanico sono state scelte per avviare il progetto proprio perché le misurazioni hanno mostrato che qui transitano circa il doppio dei ciclisti rispetto agli automobilisti.
La cartina mostra la cykelgata in blu. L’area verde a sinistra della cykelgata è il giardino botanico.
Le strade ciclabili sono un concetto relativamente nuovo nella legislazione svedese sul traffico. Al momento ce ne sono ancora poche nel paese e non esistono molte linee guida su come dovrebbero essere progettate. Chunli Zhao, ricercatrice presso LTH, spiega in un’intervista al quotidiano Sydsvenskan che le strade ciclabili non sono state introdotte in modo sistematico nelle città svedesi. Mancano anche valutazioni, sia su come le strade ciclabili possano promuovere l’uso della bicicletta, sia su quali misure funzionino e quali no. Per questo motivo il Comune di Lund, insieme a LTH e a VTI, studierà come le persone si muovono effettivamente su una strada ciclabile, in relazione al modo in cui essa è progettata. Due telecamere fisse e alcune telecamere montate su droni registrano le interazioni tra ciclisti, automobilisti e pedoni.
La strada ciclabile verrà riprogettata nel corso della durata del progetto e i ricercatori studieranno come il comportamento degli utenti della strada cambi in base all’aspetto della strada. Julia Bengtsson, ingegnera del traffico del comune di Lund, spiega: “Vogliamo capire quanto sia necessario intervenire su una strada per ottenere il rispetto delle regole. Invece di realizzare subito una soluzione permanente, che comporta costi elevati, questa è un’ottima opportunità di collaborazione tra il comune e i ricercatori. Possiamo testare diverse soluzioni e vedere quale funzioni meglio”.
Il progetto verrà sviluppato in più fasi nell’arco di un anno per osservare come le diverse misure influenzino il comportamento di ciclisti e automobilisti sulla strada in questione. Ogni cambiamento viene valutato per capire cosa sia necessario affinché una strada diventi una buona strada ciclabile. Una volta concluso il progetto l’obiettivo è quello di applicare il metodo migliore per creare altre nuove strade ciclabili.
All’inizio di ottobre, durante la prima fase, il comune ha installato dei pannelli informativi e all’incrocio tra le due strade coinvolte nel progetto è stata modificata la precedenza: ora i veicoli devono dare la precedenza a chi proviene dalla strada ciclabile. Il pannello informativo indica le regole che valgono sulla strada ciclabile: gli automobilisti possono circolare, ma devono adeguare la velocità a quella dei ciclisti. Ma che cosa significa esattamente? “La regolamentazione è un po’ vaga anche per noi come comune. Come automobilista, però, si deve dare la precedenza ai ciclisti e bisogna restare dietro ai ciclisti, non sorpassarli!” spiega Julia Bengtsson.
Cartello informativo posto all’ingresso della cykelgata. (Immagine: Lunds kommun)
In questa prima fase sono anche stati installati i segnali stradali appositi: cartelli blu con una grande bicicletta in primo piano e una piccola auto in secondo piano. Per molti utenti della strada probabilmente non è del tutto evidente che cosa significhi questo cartello stradale, dato che le strade ciclabili sono ancora così rare. Forse, ancora più fonte di confusione è il retro del cartello, che si vede quando si esce dalla strada ciclabile. In questo caso la bicicletta è contrassegnata da una linea rossa, che può essere interpretata come un divieto di circolare in bicicletta. In realtà non è così: si può continuare a pedalare, solo che i ciclisti non hanno più la precedenza come nella strada ciclabile.
I cartelli stradali appositi di inizio e fine cykelgata. (Immagine: Lunds kommun)
A fine ottobre è iniziata la seconda fase del progetto in cui la strada ciclabile è diventata un po’ più chiara: sono stati dipinti grandi simboli bianchi di biciclette sulla carreggiata e la parte meridionale della strada è stata ristretta con fioriere. L’idea è quella di restringere la carreggiata e ridurre la velocità delle auto senza rendere più difficile il passaggio per i ciclisti.
Segnaletica orizzontale e fioriere con dispositivi catarifrangenti.
Nella primavera del 2026 verrà la terza fase: si continuerà lo sviluppo della strada ciclabile e si inizierà a valutare quanto realizzato in autunno. In questa fase parteciperà anche la International School of Lund, una scuola primaria e secondaria con molti alunni che si recano a scuola in biciletta e il cui accesso si trova sulla nuova strada ciclabile. La scuola potrà analizzare più da vicino la progettazione della strada ciclabile e gli alunni potranno dare la loro opinione e le loro proposte di modifica e miglioramento.
Quale sarà dunque il futuro delle strade ciclabili a Lund? Dipenderà in gran parte dall’esito di questo progetto che tra circa un anno si concluderà. Successivamente verrà presa una decisione se, e in che modo, sia possibile creare altre strade ciclabili in città. L’ufficio tecnico del comune di Lund crede che questa possa essere una buona regolamentazione da utilizzare dove non c’è sufficiente spazio per nuove piste ciclabili, per permettere ai ciclisti di pedalare nel traffico misto in sicurezza avendo la precedenza sugli automobilisti.
Ci sono alcuni studi fatti negli ultimi anni sulle strade ciclabili, il loro scopo e la loro riuscita in diversi comuni della Svezia. In questi studi si è visto che lo scopo alla base dei progetti varia, ma in generale è quello di creare ambienti stradali sicuri e tranquilli che favoriscano il traffico ciclistico. Possono inoltre servire a colmare collegamenti mancanti nella rete ciclabile, creare un’infrastruttura ciclabile sicura in aree densamente edificate o nelle strette vie dei centri storici, convogliare i ciclisti dalle strade circostanti, consentire la circolazione affiancata in bicicletta o ridurre il numero di veicoli a motore sulla strada.
Un altro aspetto osservato è che le strade ciclabili aiutano ad aumentare lo status della bicicletta come mezzo di trasporto, migliorando sicurezza, comfort e attrattività degli spazi stradali. Un ambiente percepito come sicuro e piacevole influisce in modo decisivo sulla scelta di spostarsi in bicicletta, soprattutto dove mancano piste ciclabili separate e il traffico misto scoraggia molti utenti. Investire nella qualità dell’infrastruttura ciclabile, anche con soluzioni tecnicamente avanzate come la strada ciclabile, contribuisce a rendere la bicicletta più competitiva rispetto all’auto. Diversi studi mostrano che le strade ciclabili favoriscono una mobilità più sostenibile: aumentano l’uso quotidiano della bicicletta e la disponibilità degli automobilisti a ridurre l’uso dell’auto, anche se l’effetto immediato sul traffico automobilistico è limitato. Inoltre, pur non essendo sicure quanto le piste ciclabili separate, risultano più sicure rispetto al traffico misto tradizionale, grazie a velocità più basse, maggiore visibilità dei ciclisti e minori conflitti con i veicoli a motore. Per questo rappresentano una soluzione efficace, soprattutto negli spazi urbani dove le risorse e lo spazio sono limitati.
Le strade ciclabili offrono diversi vantaggi, ma presentano anche alcune criticità. Tra i rischi principali vi è un possibile aumento degli incidenti dovuto a un comportamento più rilassato e meno attento dei ciclisti. Un altro rischio è che la strada ciclabile diventi una soluzione di compromesso, influenzata da interessi esterni (ad esempio quelli dei commercianti), e finisca per perdere il suo obiettivo principale di dare priorità ai ciclisti rispetto alle auto. Un’ulteriore sfida sta nel rispetto delle regole e nella comprensione delle strade ciclabili, sia da parte dei ciclisti che degli automobilisti; quindi, bisogna porre attenzione al modo in cui le informazioni sulla nuova regolamentazione vengono comunicate. Quando si introduce un cambiamento normativo di tale rilevanza, ulteriori misure informative possono essere opportune affinché gli utenti della strada comprendano le regole delle strade ciclabili.
Gli studi fatti sottolineano infine che l’aumento della ciclabilità non dipende solo dall’infrastruttura, ma da una visione a lungo termine che includa fattori culturali, organizzativi e politici. Le strade ciclabili e altre soluzioni devono essere accompagnate da politiche nazionali chiare, investimenti, incentivi e misure che favoriscano la bicicletta e, allo stesso tempo, rendano meno attrattivo l’uso dell’auto. Senza un forte supporto politico e strategico, la sola infrastruttura non è sufficiente per aumentare in modo significativo l’uso della bicicletta.
In Italia esiste già una soluzione infrastrutturale molto simile alla cykelgata: la strada urbana ciclabile, definita nel Codice della Strada come strada E-bis. Non si tratta quindi di un’idea sperimentale o priva di base normativa, ma di uno strumento già disponibile ai comuni. FIAB ha dedicato a questa tipologia stradale una specifica scheda tecnica all’interno del documento “Dare strada alle biciclette”, pubblicato nel 2021, proprio per facilitarne la comprensione e l’applicazione da parte delle amministrazioni locali.
Scheda presa da “Dare strada alle biciclette”, FIAB (2021)
La vera domanda, quindi, non è se sia possibile realizzare strade urbane ciclabili, ma dove e quando iniziare a farlo. Anche nelle cittadine del Tigullio esistono strade urbane con un’elevata presenza di ciclisti, dove lo spazio ridotto, l’edificazione storica o la funzione di collegamento rendono difficile la realizzazione di piste ciclabili separate. In questi contesti, la strada E-bis potrebbe rappresentare una soluzione efficace e relativamente rapida per aumentare la sicurezza e la continuità della rete ciclabile.
Alcuni esempi potrebbero essere:
In comuni come Sestri Levante, Lavagna, Chiavari, Rapallo e Santa Margherita Ligure, non mancano esempi di strade urbane con caratteristiche compatibili con la strada E-bis: carreggiate non troppo larghe, velocità già limitate o facilmente riducibili, traffico motorizzato locale e un uso ciclistico già presente, seppur spesso in condizioni di scarsa sicurezza.
L’esperienza di Lund mostra che non è necessario realizzare subito interventi costosi o definitivi: si può partire con progetti pilota, segnaletica chiara, moderazione della velocità e una fase di monitoraggio, coinvolgendo cittadini, scuole e associazioni locali. Questo approccio consentirebbe di testare le soluzioni, raccogliere dati e migliorare progressivamente la progettazione.
Per questo motivo, come associazione che promuove la mobilità ciclabile, FIAB Tigullio rivolge un invito diretto ai sindaci, agli assessori alla mobilità e agli uffici tecnici dei comuni del Tigullio: iniziate a considerare seriamente la strada urbana ciclabile come uno strumento concreto per migliorare la sicurezza, la qualità dello spazio pubblico e la mobilità quotidiana.
Dare più spazio e priorità alla bicicletta non significa escludere l’auto, ma ridisegnare le strade in modo più equo, sicuro e adatto alle città in cui viviamo. La normativa esiste, gli esempi europei funzionano: ora serve la volontà politica di mettere queste soluzioni alla prova anche sul nostro territorio.
Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.
Sempre sui pedali, Viola.

Venerdì 16 gennaio alle ore 17:30 incontreremo nella nostra sede Arianna Meschia che dialogherà con il nostro presidente Marco Veirana.
Arianna Meschia è una figura poliedrica: laureata a Londra, ha lavorato nel mondo della produzione cinematografica prima di dedicarsi alla sua passione per il viaggio e il ciclismo. Oltre alla scrittura, è attiva come tour leader e appassionata di bikepacking, promuovendo una visione del ciclismo che sfida gli stereotipi di genere. Si definisce ispirata da pioniere come Alfonsina Strada, rivendicando uno spazio femminile in uno sport storicamente maschile.
Arianna racconterà il suo viaggio compiuto tra memoria familiare e solidarietà che ha trovato forma scritta nel libro pubblicato nel luglio 2025 dalla casa editrice Bookabook, "Prima del Giro" : memoir intimo e ironico che intreccia la sua storia personale con un'impresa sportiva d'altri tempi, trasformando una sfida ciclistica in un percorso di riscoperta delle proprie radici e in un veicolo per attività benefiche. Il cuore del racconto è la spedizione compiuta da Arianna centosedici anni dopo quella del suo bisnonno, Daniele Tatta. Nel 1905, Tatta attraversò l'Italia e la Francia in bicicletta, arrivando fino a Marsiglia, un'impresa straordinaria per l'epoca. Spinta dalla voglia di ritrovare un senso di "casa" in un momento di incertezza, Arianna decide di ripercorrere lo stesso itinerario. Il libro documenta questo viaggio tra strade bianche, fatiche moderne e incontri sorprendenti, celebrando la bicicletta come strumento di connessione tra generazioni e territori.
“Scoprendo la sua storia [del bisnonno] ho avvertito un forte richiamo alle mie radici. Mi sono veramente stupita di questo sarto 27enne che a tutto pensava fuorché a mettere su famiglia e a sistemarsi. E invece, chissà perchè, nel 1905 decideva di prendersi una pausa da lavoro per provare a stabilire questo record in bici, sua grande passione nella vita”.
Trovate un bell'articolo sull'impresa di Arianna Meschia sulla nostra rivista BC.
Non nascondiamo di avere storto leggermente il naso quando siamo venuti a conoscenza della manifestazione romana organizzata da Fratelli d’Italia proprio nel giorno dedicato alle vittime della strada.
Per quelli che, come noi, credono fermamente che la mobilità sostenibile sia una delle soluzioni possibili per regalare a tutti una scelta, questa manifestazione è apparsa non solo anacronistica ma anche ridicolmente inutile. In Italia l’esempio di Bologna30 è davanti a tutti, con dati statistici, monitorati periodicamente, che restituiscono spazi e sicurezza alle persone.
In realtà la “sfilata di auto” contro le piste ciclabili e le ZTL, organizzata come epica dimostrazione di quanto sia sacro e intoccabile il diritto al pendolarismo motorizzato, ha superato le aspettative, sfociando nella sublime arte dell'auto-sabotaggio.
L'evento, promosso come un grido di liberazione contro la "dittatura della bicicletta" e la "mobilità ideologica" del Sindaco Gualtieri, si è tenuto - con un tempismo degno della migliore satira involontaria - proprio nella giornata dedicata alle vittime della strada. Un'iniziativa che, se non altro, ha dimostrato un coraggio comunicativo che definire audace è un eufemismo.
La cronaca dell'accaduto è un capolavoro di paradosso. La sfilata di auto, che doveva essere il corteo della riscossa per il diritto a inquinare liberamente, si è letteralmente dissolta prima ancora di raggiungere l'apice della sua magnificenza. Gli organizzatori, con un colpo di scena degno di un dramma greco sulla mobilità urbana, hanno annunciato che la manifestazione era "un successo incredibile" e che, proprio per questo, era stata annullata.
"Abbiamo già vinto. Abbiamo dimostrato che le auto esistono e non le vogliamo ostacolare. Quindi, per non ostacolare le auto... abbiamo fermato le auto," avrebbe potuto dichiarare un portavoce, se avesse avuto il senso del comico che evidentemente manca.
Mentre i sostenitori gridavano al trionfo, in giro per Roma si sono materializzati alcuni fenomeni che hanno trasformato il tutto in un happening involontario.
Un piccolo ma agguerrito gruppo di ciclisti e cicliste si è recato sul punto di ritrovo della protesta. Trovando l'area deserta. Hanno quindi pedalato indisturbati e con il vento in faccia, trasformando involontariamente la sede della protesta in un tratto di pista ciclabile improvvisato.
L'obiettivo era dimostrare l'assurdità del traffico causato dalle ciclabili, ma l'annuncio e l'eventuale, seppur breve, concentrazione di auto hanno rischiato di creare l'unico vero ingorgo significativo della mattinata : la protesta contro il traffico che genera traffico : GENIALE.
È chiaro che il concetto di "successo" per gli organizzatori è un'entità liquida e altamente personalizzabile. Se l'obiettivo era far parlare di sé, missione compiuta! Peccato che l'argomento principale fosse l'assoluta ironia della situazione. L'Italia, da sempre all'avanguardia nell'arte di fare un passo indietro, ha trovato in questa non-manifestazione un nuovo simbolo.
In un'Europa che si affanna a eliminare posti auto e a moltiplicare le piste ciclabili (vedasi l'Olanda, un paese notoriamente governato da una folle cabala di ambientalisti radicali), Roma ha preferito alzare la bandiera del "diritto alla quarta marcia in centro storico".
Alla fine, la manifestazione contro le ciclabili ha involontariamente generato l'unica cosa che i ciclisti sognano: strade libere dal traffico. Un successo, insomma, ma per il partito avversario.
Per puro spirito esplicativo, abbiamo aggiunto un'infografica tratta da un tweet di Taras Grescoe, autore e saggista, esperto di mobilitàa che rappresenta schematicamente il numero di persone trasportate ogni ora su una corsia stradale di 3,5 metri di larghezza:
Si può fare l’obiezione che le auto possono trasportare 4-5 persone e non solo una. È vero, ma anche nell’ora di punta è molto raro vedere un’automobile con più di una o due persone a bordo. In genere l’occupazione media è 1,2 persone, ovvero solo un’auto su cinque ha due persone a bordo. Le automobili con quattro persone a bordo sono mosche bianche.
Al contrario, è vero che gli autobus spesso viaggiano semi-vuoti. Ma non nelle ore di punta: in questi orari i mezzi pubblici sono sempre pieni o quasi pieni, anche nelle città dove questi sono considerati inefficienti. (grazie a Benzinazero per il bell'articolo intitolato "Chi parla di fare nuove strade per "ridurre il traffico" è ingenuo o in mala fede", sempre attuale.
Tigullio Women Bike Ride è un movimento ciclistico di donne che ha preso vita a fine agosto 2025 (il 30 per la precisione) nell’ambito di FIAB Tigullio, quando alcune socie storiche dell’associazione sono state coinvolte nel progetto.
Grazie al supporto delle amiche di Genova Women Bike Ride e della sezione Fiab Tigullio, sei donne con diversi bagagli professionali, ma unite nella visione e negli intenti, si sono ritrovate a condividere gli ideali di un progetto enorme, erede del Fancy Women Bike Ride, ideato da Sema Gur e Pinar Pinzuti, che negli anni è riuscito a coinvolgere 250 città in 30 Paesi diversi.
Il movimento, lontano da ideologie politiche e commerciali, ha raggiunto il suo scopo nel 2023, lasciando orfane tutte quelle donne che si riconoscono nell’idea di una mobilità accessibile, urbana a misura di tutti, senza restrizioni legate al vestiario o alla sicurezza dello spazio pubblico.
Women Bike Ride è l’evoluzione del Fancy Women, con un nome in lingua inglese, dettato dalla volontà di ampliare la cerchia a livello internazionale.
Quando le socie di Fiab Tigullio si sono riunite ad agosto, la scelta della denominazione geografica da aggiungere al nome inglese non è stata semplice perché Tigullio non è una città, ma un territorio ampio. Anche in questo caso, la decisione è stata ponderata e sottende il desiderio di includere il maggior numero di spazi geografici, non limitando ma ampliando la visione in prospettiva di un futuro non lontano in cui ogni città avrà il suo Women Bike Ride, nella speranza di un mondo in cui non ci sarà più bisogno di pedalare insieme per rivendicare educazione, conoscenza, consapevolezza e rispetto degli spazi sociali e politici delle donne, delle persone in bicicletta e dell'ambiente.
Terminiamo con le parole di Pinar Pinzuti, vincitrice insieme a Sema Gur, del premio World Bicycle Day Special Award 2022 assegnatole dalle Nazioni Unite per aver ideato il Fancy Women Bike Ride
La bicicletta è uno strumento formidabile per noi donne è un mezzo per renderci visibili nello spazio pubblico e rivendicare rispetto e visibilità nella società. La Fancy Women Bike Ride unisce donne di diversa provenienza sociale e culturale, emancipandole: da città in cui il diritto a usare la bicicletta come mezzo di trasporto è riconosciuto a città in cui anche organizzare un evento di festa, senza antagonismo, come questo è stato complicato, se non osteggiato. Non devi essere di destra o di sinistra per pedalare, non c'è distinzione fra chi è islamica o cristiana o non credente, devi solo rappresentare te stessa per come ti piaci. Il messaggio è semplice: sii donna e pedala
Crediti sull’immagine : essendo alla prima uscita la foto della miniatura è stata presa in prestito da qui
Libertà in bici - Ciclismo per tutti! Suonano come slogan da campagna elettorale, ma in realtà sono i nomi di due progetti svedesi molto concreti che promuovono corsi per adulti per imparare ad andare in bicicletta. Un’iniziativa semplice e democratica!
In Svezia, come in Italia, saper andare in bicicletta è una cosa che diamo per scontata, insomma pensiamo che tutti l’abbiano imparata da bambini. Ma in realtà non tutti ne hanno avuto la possibilità, per diversi motivi. Un esempio sono gli immigrati adulti provenienti da paesi senza una cultura ciclistica. Spesso sono le donne a non aver mai imparato a pedalare per motivi culturali o geografici. Imparare ad andare in bici permette di muoversi in modo semplice, economico e salutare. Ma impararlo da adulti può anche dare molta soddisfazione perché è divertente, accresce l’autostima e dà un grande senso di libertà e di inclusione allo stesso tempo!
Piccola digressione: Stati Uniti, 1892. All'età di 53 anni, Frances Willard, suffragetta e attivista americana, decide di imparare ad andare in bicicletta. La società e molti di coloro che la circondano disapprovano questa scelta. Tuttavia, Frances si esercita con determinazione ogni giorno e diventa sempre più abile con la sua bicicletta, affettuosamente battezzata Gladys. Nel suo libro A Wheel within a Wheel: How I Learned to Ride the Bicycle Frances sostiene che è importante che anche le donne imparino ad andare in bicicletta, perché più uomini e donne condividono esperienze, pensieri e azioni, migliore sarà la società in cui vivono.
Frances con Gladys.
Torniamo in Europa ai giorni nostri. Organizzazioni come Club Global1, Cykelfrämjandet2 e Röda Korset3 lavorano attivamente da anni in Svezia per garantire a tutti – indipendentemente da età, genere o provenienza – l’opportunità di imparare ad andare in bicicletta organizzando corsi gratuiti.
Questi corsi si svolgono in un ambiente sicuro e amichevole, con l’assistenza di istruttori esperti e motivati. I corsi offrono anche l’uso gratuito di biciclette e caschi, e includono una copertura assicurativa. Si parte da esercizi di equilibrio e frenata per poi progressivamente arrivare a pedalare nel traffico urbano.
Quello che muove i partecipanti ai corsi può essere il desiderio di muoversi in autonomia, per esempio per motivi di lavoro o di studio, o semplicemente per il piacere di sentirsi liberi o di non sentirsi esclusi da qualcosa di molto comune e quotidiano nel paese in cui vivono. In un video dove alcuni partecipanti venivano intervistati mi ha colpito quello che ha detto una donna: “Lo faccio per i miei figli, per dimostrargli che tutto si può imparare, voglio essere un buon esempio per loro”. Oltre ai benefici per la salute e l’ambiente, questi progetti favoriscono l’integrazione sociale e la creazione di nuove amicizie. In un paese dove la bicicletta è parte integrante della vita quotidiana, imparare a pedalare può davvero cambiare la vita.
“Andare in bicicletta è fantastico, ci si sente liberi! Si sta più in forma. Stare insieme agli altri significa molto, ho fatto molte nuove amicizie grazie al ciclismo!"; partecipante di un corso a Göteborg.
A Lund, città dove vivo e dove è normalissimo muoversi in bicicletta, Röda Korset, in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha lanciato già dal 2016 Cykelskolan (tradotto: la scuola di bici), totalmente gratuita. Si pedala con il supporto di istruttori volontari, che parlano in svedese semplificato o inglese, in una zona protetta dalla viabilità urbana. Il corso prevede circa 8 incontri e include l'apprendimento dei segnali stradali e delle regole di base. Al termine si ottiene anche un attestato. Questi corsi in questi anni hanno formato centinaia di nuovi ciclisti adulti, spesso donne provenienti da altri paesi. Nel 2023 Cykelskolan ha ricevuto il premio per l'integrazione del Comune di Lund per aver creato un importante forum per lo scambio culturale e aver contribuito all'integrazione di un folto gruppo di nuovi abitanti di Lund, aumentando la libertà e la fiducia in sé stessi di molte persone.
Cykelskolan, Lund.
Progetti simili sono presenti in tante altre città svedesi, per esempio nelle tre città maggiori, Stoccolma, Göteborg e Malmö dove dal 2016 Cykelfrämjandet organizza e promuove i corsi per imparare a pedalare con il progetto Frihet på cykel. Solo nel 2021 sono stati formati 900 nuovi ciclisti con l’aiuto di circa 400 volontari. Cykelfrämjandet si occupa anche di formare i volontari con corsi gratuiti e di trovare soggetti interessati a supportare il progetto economicamente.
“È molto divertente condividere la gioia che si prova quando i partecipanti imparano ad andare in bicicletta: ‘So andare in bicicletta!’, gridano a gran voce…”; Paul, volontario di Cykelfrämjandet a Göteborg.
"I nostri partecipanti sono così grati, ma di solito diciamo loro che siamo noi così grati di poter vedere questa gioia. Si dà molto, ma si riceve in cambio gioia. È questo che ci spinge a continuare."; Kristin, volontaria di Cykelfrämjandet.
Frihet på cykel, www.cykelframjandet.se
Frihet på cykel è anche stato oggetto di uno studio etnologico svolto dalla ricercatrice Charlotte Hagström per l’Università di Lund. Hagström ha osservato lezioni e intervistato partecipanti e volontari a Malmö e Stoccolma. Nel suo articolo sottolinea il ruolo della bicicletta, sia dal punto di vista individuale che sociale, e i diversi motivi per cui il saperla utilizzare è importante. Hagström analizza le ragioni per cui le e i partecipanti (per lo più donne nate fuori dalla Svezia), non l’abbiano imparato prima e quali motivazioni abbiano per impararlo ora.
"Imparare ad andare in bicicletta significa anche espandere lo spazio e il mondo, sia in senso figurato che letterale. È associato a molte emozioni ed esperienze: è gioia, felicità e orgoglio, è esperienza di indipendenza e autonomia, è libertà in bicicletta."; Charlotte Hagström.
L’altro “slogan-progetto” che vi ho citato all’inizio di questo articolo è Cyklande för alla! Si tratta di un progetto pilota partito nel 2010 grazie a Club Global e al sostegno di Trafikverket4. Durante il progetto pilota sono stati formati circa 40 nuovi cicliste e ciclisti di diverse età e origini. Un corso intensivo di due settimane si è tenuto in estate a Bräcke, una piccola località del nord della Svezia che accoglie numerosi rifugiati ONU. In autunno, le lezioni si sono tenute invece in diverse zone urbane di Göteborg.
Partecipanti ricevono diploma a fine corso. Foto da Cyklande för alla.
Da questo progetto pilota è nato il manuale Cyklande För Alla! Konsten att lära vuxna att cykla di Ian Fiddies, tradotto e pubblicato anche in italiano grazie a Nuova Mobilità5 con il titolo Ciclismo per tutti! L’arte di insegnare il ciclismo agli adulti e disponibile online qui.
Il manuale è uno strumento pratico utile per tutte le associazioni o i soggetti che vogliono organizzare corsi di ciclismo per adulti. Le tecniche descritte si basano su corsi di ciclismo per adulti sviluppati nei Paesi Bassi, adattati e migliorati per rispondere alle esigenze locali della Svezia. Vengono riportate esperienze vissute direttamente dagli autori.
La metodologia utilizzata si è dimostrata efficace con la maggior parte degli allievi, anche se resta sempre aperta a miglioramenti. È divisa in tre fasi:
Fase 1 – Le prime pedalate: esercizi di equilibrio, tecniche di frenata e avviamento autonomo.
Esercizio di equilibrio, foto da Cyklande för alla!
Fase 2 – Quando si pedala: esercizi su partenze e arresti, curve, salite e discese e segnalazioni manuali.
Fase 3 – Nel traffico: introduzione pratica e teorica alle regole stradali e alla sicurezza.
Il manuale include anche consigli sulla scelta delle bici per le diverse fasi dei corsi, sui luoghi adatti, sull’uso del casco e su come organizzare corsi e trovare fondi.
Anche in Italia esistono esperienze simili. A Torino, l’associazione FIAB Torino Bici & Dintorni ha avviato il progetto Non è mai troppo tardi, rivolto a adulti che vogliono imparare ad andare in bicicletta. Mirela, originaria della Romania e partecipante al corso nel 2017, è riuscita a superare la paura e oggi si muove solo in bici. La sua storia dimostra che con impegno, supporto e un gruppo accogliente, non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo.
"Non è mai troppo tardi per imparare. Oggi vado ovunque in bici: è una passione, una libertà, e fa bene a me e all’ambiente."; Mirela.
Un altro buon esempio italo-spagnolo è il progetto Let’s Cycling che si è svolto tra maggio 2022 e aprile 2023 a Bologna e Valencia, con l’obiettivo di promuovere l'inclusione sociale e la mobilità sostenibile attraverso l'educazione all'uso della bicicletta. Il concetto alla base del progetto è l’educazione alla cittadinanza globale come azione trasformativa, ovvero educare le persone ad essere parte attiva del cambiamento e promuovere il pensiero critico focalizzandosi su tematiche come l’uguaglianza di genere, la diversità culturale e la sostenibilità ambientale, tutti temi collegati agli obiettivi di Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile6.
Il progetto ha coinvolto diversi operatori di associazioni, cooperative sociali e centri culturali attivi nelle aree di Bologna e Valencia. I partecipanti sono stati giovani e donne straniere in condizioni di fragilità, che generalmente non hanno accesso alle stesse opportunità formative dei cittadini europei. La metodologia utilizzata, denominata BiciLiberaTutt*, è quella ideata dall’associazione Salvaiciclisti7 di Bologna. Questa metodologia si propone di facilitare l'uso quotidiano e sicuro della bicicletta, in particolare per coloro che sono a rischio di esclusione sociale.
Il manuale del progetto, disponibile qui in italiano (tradotto anche in spagnolo e inglese), è un vero e proprio strumento concreto e offre materiali e risorse utili per l’attività formativa di operatori e volontari. Ci sono per esempio una serie di esercizi pratici da far fare agli allievi per iniziare a prendere confidenza con la bicicletta. Molto ben fatta è anche la parte dedicata all’educazione stradale con regole, consigli e avvertimenti su pericoli comuni, il tutto spiegato con illustrazioni semplici e concrete, utilissime se si hanno dei partecipanti con difficoltà linguistiche. Importante anche l’ultima parte che mostra come parcheggiare la propria bici in modo sicuro.

Esempi di illustrazioni su rischi e regole per i ciclisti in strada, Let’s cycle!
Come potete vedere i progetti attivi sono molti e hanno avuto riscontri molto positivi. Anche il materiale a disposizione per organizzare e promuovere questo tipo di progetti è ben sviluppato e disponibile per tutti. Quindi cosa aspettiamo? Anche Fiab Tigullio vuole lanciarsi in questo tipo di iniziativa e organizzare un corso per imparare a pedalare a Sestri Levante.
Per il momento non vi possiamo anticipare molto poiché il corso è ancora in fase di progettazione. Quello che possiamo dirvi è che il progetto si chiama l’ABC della bici e verrà lanciato durante la SEMS (Settimana Europea della Mobilità Sostenibile) a settembre. Il corso comincerà probabilmente a ottobre e si terrà in un luogo sicuro, chiuso al traffico cittadino, probabilmente un parco di Sestri Levante. Degli istruttori volontari verranno appositamente formati proprio grazie ai manuali pubblicati citati in questo articolo. Il corso sarà gratuito e ci sarà anche la possibilità di prendere in prestito bici e casco per chi non li possiede.
Chiunque fosse interessato a partecipare al corso come allievo o istruttore, oppure a sostenere il progetto in qualche modo, può contattarci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure passare a trovarci in Ciclofficina in Viale Dante 132H a Sestri Levante (aperto martedì, mercoledì e venerdì dalle 16 alle 19).
Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.
Sempre sui pedali, Viola.
__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________Note:
1Club Global – project network with a global perspective - è un'associazione senza scopo di lucro attualmente presente in quattro paesi: Svezia, Pakistan, Bangladesh e Gambia. Club Global vuole lavora per una cittadinanza attiva, un pianeta verde, pacifico e più equilibrato e per uno sviluppo sostenibile di natura e cultura.
2Cykelfrämjandet, nata nel 1934, è il corrispettivo della FIAB italiana in Svezia.
3Röda Korset è la Croce Rossa svedese.
4Trafikverket è l’autorità statale amministrativa che si occupa della gestione di tutti i trasporti sul territorio svedese.
5Nuova Mobilità è un quotidiano italiano online sul trasporto sostenibile.
6Agenda 2030 è un piano d’azione globale con 17 obiettivi, e i relativi 169 traguardi, per lo sviluppo sostenibile. Il piano è stato sottoscritto nel 2015 da 193 paesi delle Nazioni Unite, tra cui anche l’Italia e la Svezia, per impegnarsi a garantire un presente e un futuro sostenibile al nostro pianeta e alle persone che lo abitano.
7Salvaiciclisti è un movimento indipendente nato a Bologna dall’esigenza urgente di promuovere e migliorare la sicurezza stradale per le cicliste e i ciclisti in Italia. Salvaiciclisti promuove e stimola anche la ciclomobilità nella vita quotidiana.
Da un paio di anni abbiamo deciso di non organizzare più escursioni in bicicletta nel periodo estivo ma ci siamo concentrati nel garantire la nostra partecipazione ad aventi organizzati da realtà che sposano una visione da noi condivisa. Così sta accadendo anche durante questa estate del 2025 che ci ha visto, il 18 giugno, partecipare con entusiasmo alla Giornata Mondiale del Rifugiato presso il Parco Bruno Monti Leone. Questa giornata, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e celebrata per la prima volta nel 2001, vuole commemorare l’approvazione nel 1951 della Convention Relating to the Status of Refugees. Un’occasione importante per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione, spesso disperata, dei rifugiati, il cui numero si attesta sui 65,3 milioni, persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di guerre, violenze, discriminazioni e violazioni dei diritti umani. Più della metà sono bambini (51%). La causa principale di questo esodo forzato è rappresentata dai conflitti. (citazione da Sito Cesvi).
Franco, Gimmi e Marco hanno allestito un gazebo all’interno del Parco, condividendo idee e promuovendo, tra l’altro il progetto della ciclofficina che permette di ridare nuova vita a biciclette dismesse.
Venerdì 27 giugno abbiamo accompagnato (Andrea T. e Marco), per un tratto della loro tappa La Spezia - Rapallo, Giuseppe, Angelo ed Eugenio di Fiab Ostiainbici nel loro cicloviaggio di promozione sociale Veni, vidi, by bici. Lo scopo è quello di sensibilizzare alla donazione del sangue e della mobilità alternativa. La Regione Lazio, come altre regioni, soffre della carenza di donazioni e della conseguente raccolta di sangue. La manifestazione vuole contribuire, nuovamente, ad un’auspicata inversione di tendenza con un viaggio a tappe. La pedalata è partita da Ostia il 21 giugno e in 9 tappe ha raggiunto Ventimiglia. Come descritto dall'articolo linkato, é l’undicesimo anno che con le associazioni, FIAB Roma–Ostia in Bici e il Gruppo Donatori Volontari di Sangue del G.B. Grassi di Ostia viene organizzato un cicloviaggio allo scop
o di promuovere quello che sonogli obiettivi fulcro delle due associazioni: la donazione del Sangue e la diffusione della cultura della bicicletta. Entrambi nobili obiettivi e apparentemente senza punti in comune, ma invece legati ad un concetto di libertà, salute, altruismo e volontariato.
Giuseppe, Eugenio ed Angelo non si definiscono pedalatori formidabili e per loro trasportare in bicicletta anche i bagagli diventa un impegno considerevole ma dal 2015 con target Milano nell'anno dell'Expo ad oggi hanno percorso più volte il Lazio, poi la costa adriatica, sino a San Benedetto del Tronto, per portare solidarietà ai terremotati. Sono andati a Ravenna, a Parigi, a Bruxelles, sfidando i loro limiti.
Il tema speciale di quest’anno, oltre agli obiettivi generici prima descritti, è quello di promuovere la “ciclotirrenica”, la pista ciclabile, parzialmente realizzata, che unisce Ventimiglia a Roma e oltre, lungo la costa tirrenica. Il sito Bicitalia, emanazione della FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), lo individua come BI19.
Durante lo spostamento dei tre partecipanti al Veni, vidi, by bici, abbiamo sostato presso la nostra sede a Sestri Levante, In Viale Dante 132 H, incontrando Fiorello, Gimmi, Piero e Valter.
Venerdì 4 luglio la provincia di Genova è stata raggiunta in bicicletta da Roberto di Fiab Bergamo, che, nel suo giro attraverso l’Italia dei piccoli comuni, ha fatto sosta a Rondanina (il più piccolo Comune ligure) nel suo tour dei piccoli Comuni italiani.
A causa delle alte temperature siamo stati costretti a rinviare la pedalata Expo da Chiavari a Calvari, prevista per sabato 5 luglio, che verrà riproposta più avanti, sperando che il tratto nel Comune di Carasco mantenga lo stato di pulizia attuale.
Rimanderemo probabilmente a settembre l’iniziativa Pedaliamo per la pace con Emergency, a causa dell’assenza di una sede Emergency nel Tigullio.
Nell’ambito della campagna #PRIMALABICI lanciata da FIAB per promuove l’uso della bicicletta negli spostamenti quotidiani come mezzo sicuro e sostenibile per se stessi e gli altri, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta mette a disposizione delle aziende un Decalogo con utili indicazioni per rendere i luoghi di lavoro bike-friendly così da incentivare il bike-to-work tra i lavoratori.
L’iniziativa, rivolta a tutte le aziende pubbliche e private di ogni dimensione, è supportata dall’immagine aggiornata della campagna CASA-LAVORO, PRIMA LA BICI! Attraverso il Decalogo per aziende bike-friendly (che trovate in allegato, nella sezione download), FIAB fornisce in modo chiaro e sintetico indicazioni pratiche per aziende di ogni dimensione.
Cosa serve a chi sceglie di andare al lavoro in bici? Parcheggiare in sicurezza e potersi cambiare. Ma occorre anche motivare con adeguata comunicazione e incentivi mirati.
Il vademecum tratta ciascun aspetto con soluzioni dal livello minimo a quello buono e ottimo, dagli interventi basilari fino a iniziative più strutturate. Un esempio? All’esigenza di parcheggiare la bici, l’azienda può rispondere con l’installazione di rastrelliere adeguate (intervento minimo), fornire in aggiunta una tettoia (intervento buono), oppure predisporre un locale chiuso dove riporre le biciclette attrezzato per piccole riparazioni (intervento ottimo).
«Anche l’OMS raccomanda di muoversi in bicicletta per garantire il distanziamento sociale e mantenersi in salute – ricorda Alessandro Tursi, presidente FIAB – Senza salute, come abbiamo visto, non c’è economia ne ripresa. Ecco perché tendiamo la mano alle aziende per accompagnarle nelle politiche di responsabilità sociale. Aziende e sindacati assieme possono fare la propria parte per il comune obiettiva del benessere dei lavoratori, e quindi anche dell’azienda e della collettività».
In tema della sicurezza è fondamentale anche nel bike-to-work e l’impegno di FIAB negli anni ha portato ad esempio, nel 2016, al riconoscimento INAIL dell’ infortunio in itinere per chi sceglie di andare al lavoro in bicicletta. Le aziende, inoltre, possono offrire ai dipendenti, come incentivo, la polizza RC per spostamenti in bici. Un’interessante soluzione è l’adesione a CIAB-Club Imprese Amiche della Bicicletta (partner della campagna CASA-LAVORO, PRIMA LA BICI!) che prevede la copertura assicurativa RC per tutti gli spostamenti in bici dei dipendenti. In alternativa, l’azienda può assicurare ciascun dipendente mediante il tesseramento individuale a FIAB, che include la copertura assicurativa RC Bici per danni a terzi provocati in bicicletta.
[NdR: articolo originale QUI]
Ieri, mercoledì 13 marzo, ha preso il via alla Camera dei Deputati l'esame del disegno di legge sulla riforma del Codice della strada.
In questa settimana di proteste e mobilitazioni in oltre 40 città, la Camera non é riuscita ad approvare in prima lettura il testo cui sono stati presentati 240 emendamenti, rimandando il suo esame a martedì prossimo (19 marzo), giorno in cui è anche previsto il voto finale. Poi si passerà al Senato.
Nel frattempo si sono unite alle voci delle piazze quelle di madri, figlie, fratelli di vittime sulla strada, che si rivolgono al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo la revisione del testo di legge per tutelare ciò che di più sacro esiste: la vita umana.
Stessa cosa fanno, sempre nella giornata di ieri, 30 organizzazioni non governative di tutta Europa*, impegnate nella promozione della sicurezza stradale e della mobilità urbana sostenibile che le inviano una lettera il cui incipit recita così: “Desideriamo esprimere la nostra profonda preoccupazione per le deliberazioni parlamentari in corso in Italia in merito alla riforma del Codice della Strada (d.d.l. 1435)”.
In copia alla missiva anche al presidente della Camera dei Deputati e ai capigruppo della Camera.
Se anche tu vuoi essere una di quelle voci, sei ancora in tempo a scrivere al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Il link che ti rimanda alla lettera già scritta e completa di destinatari lo trovi QUI
L'articolo di approffondimento (quasi) completo di quello che è successo in quasi tutte le città lo trovate qui.
*La lista delle organizzazioni che hanno sottoscritto la lettera:
Il 16 dicembre, come alcuni di voi ricorderanno, si è tenuta a Sestri Levante una pedalata inclusiva, parte di un evento finale del progetto LIGURIA LEVANTE TOURISM 4ALL. Il progetto è stato portato avanti dalla Fondazione Mediaterraneo per conto dei Comuni di Sestri Levante, Lavagna, Deiva Marina, Framura e Moneglia e di Regione Liguria. È stata l’occasione per provare i tre nuovi mezzi inclusivi che prossimamanete saranno gratuitamente disponibili su prenotazione.

I mezzi inclusivi acquistati per il progetto LIGURIA LEVANTE TOURISM 4ALL.
Fiab Tigullio Vivinbici si è messa a disposizione e ha collaborato all’organizzazione della pedalata con i suoi volontari.
Due scatti della pedalata inclusiva del 16 dicembre 2023.
Io purtroppo non ero presente, ma questo evento mi ha fatto tornare alla mente un progetto molto interessante di cui avevo letto alcuni mesi fa. Si tratta del movimento Cycling Without Age nato in Danimarca nel 2012 dall’idea di Ole Kassow e ora presente in 39 paesi, tra cui la Svezia (da dove vi scrivo), in 3000 diverse località.
L’idea di Ole era quella di aiutare le persone anziane a tornare in bicicletta, cercando di risolvere il problema di una mobilità limitata. La soluzione di Ole è stata quella di utilizzare un risciò e ha così iniziato a offrire giri gratuiti in bicicletta ai residenti delle case di riposo della zona.
I principi guida di Cycling Without Age sono:
Cycling Without Age funziona molto semplicemente. Le associazioni, le case di riposo o i comuni interessati possono affiliarsi all’organizzazione internazionale tramite il sito ufficiale. Per le associazioni o i comuni chi devono acquistare uno o più mezzi inclusivi ci sono molti consigli utili su questo sito. I volontari (chiamati piloti) danno la disponibilità per gite in bicicletta con le persone interessate tutte le volte che lo desiderano. È tutto guidato dalla motivazione delle singole persone e ovviamente tutto si svolge a titolo gratuito secondo il regolamento dell'organizzazione. Generalmente i piloti seguono un breve corso di introduzione, per esempio per quanto riguarda l’utilizzo di questi mezzi particolari e la sicurezza stradale.
Come vi ho già accennato questa organizzazione è presente anche in Svezia, a Malmö dal 2015 e in una quarantina di altri comuni. Cykelfrämjandet, l’associazione gemella di FIAB qui in Svezia, collabora con l’organizzazione svedese di Cycling Without Age, che si chiama Cykling utan ålder, che a sua volta collabora anche con i volontari della Croce Rossa.

Uno dei bellissimi risciò utilizzai a Malmö dove il progetto Cykling utan ålder include ben 17 diverse strutture in tutta la città.
Personalmente credo che questo sia un progetto bellissimo, che cresce sempre di più in Europa e nel mondo e che spero possa radicarsi con solidità anche in Italia. Deve essere bellissimo per una persona impossibilitata a utilizzare autonomamente la bicicletta poter comunque sentire il vento tra i capelli, sapendo di potersi fidare di un’altra persona! E deve essere bellissimo anche prendersi la responsabilità di accompagnare una persona anziana o diversamente abile in qualche avventura sui pedali, poter donare il proprio tempo per vivere e far vivere emozioni positive!
Sestri Levante sarebbe un luogo perfetto per far partire questo progetto: ci sono associazioni come Fiab Tigullio Vivinbici e NoiHandiamo che sono molto attive e potrebbero reclutare volontari; ci sono i nuovi mezzi inclusivi appena inaugurati; ci sono case di riposo che potrebbero essere interessate al progetto; ci sono percorsi ciclabili accessibili e in buona parte sicuri, c’è il mare che non perde mai occasione per farci sentire l’energia positiva della natura… e allora cosa aspettiamo???
Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste già letti, qui trovate i miei precedenti articoli.
Sempre sui pedali, Viola.
Con il comunicato inviato ieri agli organi di stampa ed agli Amministratori dei Comuni del territorio, FIAB ha espresso, con grande rammarico, la completa disapprovazione in merito all'intervento realizzato dal Comune di Lavagna nel tratto dal Parco Tigullio alla stazione di Cavi.
A lavori ultimati, sono evidenti le gravi carenze dell’opera:
- non rispetto della normativa relativa alla larghezza minima delle ciclabili (DM 557/99, che, agli articoli 4 e 7, prescrive al minimo 150 cm di larghezza per percorsi ciclabili monodirezionali adeguatamente incrementati nel caso di presenza pedonale). In alcuni tratti, come evidenziato nelle foto, si riscontrano invece larghezze di 120/130 cm, fino addirittura a 100 cm in corrispondenza di un palo della luce
- pericolosità dovuta alla commistione del traffico pedonale e ciclistico in uno spazio ristretto
- pericolosità per il rischio di apertura delle portiere delle auto, in mancanza di uno spazio di rispetto
- assenza di un cordolo che impedisca alle auto di posteggiare direttamente sulla sede della ciclopedonale
- completa mancanza di segnaletica orizzontale e verticale che indichi l’unidirezionalità del tratto.
➡️ Trovate il comunicato stampa in allegato.
Era da un po’ di tempo che volevo raccontarvi delle ciclovie nazionali svedesi, sperando di invogliare qualcuno a farsi una bella ciclovacanza da queste parti!
Attualmente le ciclovie nazionali sono sette:
La prima ciclovia, Kattegattleden, è stata inaugurata nel 2015 e le altre successivamente in questi ultimi anni. Le ultime tre non sono ancora state inaugurate ufficialmente. Ogni ciclovia ha il suo numero di identificazione che viene scritto su tutti i cartelli lungo il percorso. Tutte le ciclovie comprendono itinerari misti, con tratti su percorsi ciclabili o ciclo-pedonali asfaltati o sterrati e altri tratti su strade asfaltate o sterrate a basso traffico.

Per poter ottenere la certificazione di Nationell turismcykelled una ciclovia deve essere lunga almeno 200 km e deve avere come punto di partenza e di arrivo due centri abitati facilmente raggiungibili col trasporto pubblico. Poi ci sono una serie di criteri di qualità che vengono presi in considerazione e giudicati per assegnare la certificazione: alcuni esempi di criteri sono l’accessibilità del percorso (che sia accessibile per bici con carrello al seguito per esempio, ma anche che sia accessibile per chi vuole raggiungerla con i mezzi pubblici), la sicurezza stradale, l’attrattività del percorso (presenza di luoghi di interesse culturale, storico e naturalistico, ma anche di luoghi per alloggiare, mangiare e rifornirsi lungo il percorso), la presenza di materiale informativo in rete in più lingue, con informazioni su come raggiungere la ciclovia col trasporto pubblico e con una carta digitale.
L’ente che si occupa di controllare se i criteri vengono soddisfatti è Trafikverket, l’autorità statale amministrativa che si occupa della gestione della rete dei trasporti svedesi. Invece la creazione del percorso e la richiesta di certificazione vengono generalmente portate avanti da enti locali come i comuni e le regioni.
La stagione migliore per percorrere queste ciclovie è ovviamente quella estiva, diciamo da maggio a settembre, o da aprile a ottobre per quelle più meridionali. In generale non è difficile trovare alloggi sul percorso, da alberghi a ostelli, da campeggi a bed&breakfast l’offerta è ampia e varia. In alta stagione è sicuramente meglio prenotare. In alternativa si può sfruttare la possibilità di dormire in tenda e godere del diritto di pubblico accesso, Allemansrätten*. Per i rifornimenti alimentari mi sento di consigliare di non improvvisare, in alcuni tratti si possono percorrere km e km senza incontrare negozi o ristoranti. Inoltre gli orari di apertura sono molto diversi da quelli a cui siamo abituati in Italia, specialmente nel fine settimana, e si rischia di rimanere a bocca asciutta! Quindi sempre meglio viaggiare con delle scorte e con delle idee ben precise sui posti dove si può mangiare o fare rifornimento.
Kattegattleden
Questa ciclovia, lunga 390 km e divisa in 8 tappe, unisce Helsingborg a Göteborg. Il percorso fa parte dell’itinerario EuroVelo 7 Sun Route che attraversa l’Europa da Nord a Sud, da Capo Nord a Malta.

Tutte le informazioni sulle tappe e la carta sono consultabili al sito https://kattegattleden.se/en
Sia Helsingborg che Göteborg, come anche altre cittadine lungo il percorso, sono facilmente raggiungibili in treno (con bici al seguito) anche direttamente da Copenhagen per chi arrivasse in aereo dall’Italia. Per chi non lo avesse già letto, qui trovate un mio articolo riguardo l’intermodalità di viaggio bici+treno in Svezia.
Personalmente ho percorso circa 330 km di questa ciclovia nel giugno 2016, quando io e il mio compagno abbiamo fatto la nostra prima ciclovacanza qui in Svezia. Purtroppo, in quell’occasione ho anche scoperto di avere un’allergia al polline che in Italia non si era mai manifestata, e così ho dovuto optare per un rientro anticipato perché non ero più in grado di pedalare nell’ultimo tratto. Il fatto che la ferrovia seguisse all’incirca tutto il percorso mi ha reso il rientro facile.

I luoghi di interesse lungo la ciclovia Kattegattleden sono molti, a partire dalle diverse città che si attraversano come Helsingborg, Halmstad, Falkenberg e Varberg che offrono musei, parchi, monumenti oltre che occasione di alloggio e ristoro. A Helsingborg potrete anche visitare la Barntrafikskolan di cui vi avevo raccontato qui. Göteborg poi meriterebbe almeno una giornata extra per la visita della città e/o dell’arcipelago. Ma anche i siti di interesse naturalistico non mancano, per esempio la riserva naturale di Kullaberg (un posto dove vado quando ho voglia di Liguria!) e i Naturum** di Getterön e Fjärås Bräcka.

Altre attrazioni sul percorso sono i vari castelli come Sofiero, Krapperup e Tjolöholm e i diversi musei come il museo della ferrovia a Ängelholm, il museo del disegno a Laholm e il museo d’arte moderna di Mjellby, che ospita la collezione del Halmstadgruppen, un gruppo di artisti cubisti e surrealisti attivo nella prima metà del 900 a Halmstad.
Lungo il percorso ci sono poi diverse soluzioni per alloggiare, come alberghi, ostelli, campeggi e bed&breaksfast. Consiglio vivamente una notte nel meraviglioso e molto curato ostello di Steninge, dove è possibile fare anche solo una pausa fika*** nel bellissimo caffè estivo.

Sydostleden
Questa ciclovia, lunga 274 km e divisa in 7 tappe, unisce Växjö a Simrishamn. Una parte del percorso fa parte dell’itinerario EuroVelo 10 Baltic Sea Cycle Route che consiste nel periplo del Mar Baltico.

Il tratto settentrionale è decisamente dominato da boschi e laghi, mentre quello meridionale segue principalmente la costa del Baltico e attraversa la zona dei meleti di Österlen. Se si percorre a settembre si possono acquistare le mele lungo il percorso nei numerosi banchetti e a fine mese si può assistere al Kivik Äppelmarknaden, una grande manifestazione con molti eventi dedicati alle mele e dove ogni anno viene composto un grande quadro fatto di mele!
Tutte le informazioni sulle tappe e la carta sono consultabili al sito https://sydostleden-sydkustleden.se/en/delled/sydostleden#googtrans(sv|en)
Växjö, come anche Kristianstad e Karlshamn, sono facilmente raggiungibili in treno (con bici al seguito) direttamente da Copenhagen per chi arrivasse in aereo dall’Italia. Anche Simrishamn è collegata con la ferrovia, ma solo con treni regionali da Malmö su cui è comunque possibile il trasporto bici.

Io ho pedalato da Kristianstad a Simrishamn, quindi solo lungo gli ultimi 100 km. In questo tratto merita una citazione la Riserva di Biosfera dell’UNESCO Vattenriket che si estende proprio intorno a Kristianstad e che offre alcune riserve naturali perfette per il birdwatching, un bellissimo Naturum e diversi percorsi per trekking, bici e canoa. Altro sito di interesse è il parco nazionale di Stenshuvud, a metà strada tra Kivik e Simrishamn, con un altro Naturum, la bellissima spiaggia e la possibilità di fare fika nella storica Kaffestuga Annorlunda.

Sydkustleden
La terza ciclovia, lunga 260 km e divisa in 6 tappe, unisce Simrishamn a Helsingborg e congiunge così Kattegattleden e Sydostleden. Malmö, Landskrona e Helsingborg sono facilmente raggiungibili in treno (con bici al seguito) direttamente da Copenhagen per chi arrivasse in aereo dall’Italia. Anche Lomma, Trelleborg e Ystad sono servite dalla ferrovia, ma solo con treni regionali da Malmö.
Le tappe, con le carte e tutte le informazioni utili, si trovano al sito https://sydostleden-sydkustleden.se/en/delled/sydkustleden

Questa ciclovia segue quasi esclusivamente la costa, del Baltico a est e del canale dell’Öresund a ovest. Io l’ho percorsa praticamente tutta, o in bici o a piedi, in brevi giri da uno o due giorni, essendo facilmente raggiungibile coi mezzi da Lund, dove vivo.
Diversi sono i punti di interesse che meritano una sosta o una deviazione: per cominciare troverete tra Simrishamn e Ystad il porticciolo di Kåseberga e il sito archeologico di Ale Stenar; se pedalate ad agosto potete fare tappa a Ystad e approfittare del Ystad Jazz Festival per ascoltare un buon concerto jazz. Proseguendo verso Trelleborg incontrerete la punta più a sud di Svezia, Smygehuk, con il bel faro e il bell’ostello negli edifici adiacenti al faro; la penisola di Skanör e Falsterbo merita una sosta per visitare le riserve naturali e il faro di Falsterbo, aperto tra agosto e ottobre nel pieno della stagione migratoria degli uccelli, che vengono contati e inanellati presso la stazione ornitologica.



Per gli amanti della vita cittadina anche Malmö merita una visita: città molto ciclabile e dalla vita culturale attiva che offre diversi musei ed eventi. Da Malmö si può fare poi una deviazione o prendere il treno per visitare Lund, bellissima città universitaria con la famosa cattedrale romanica, il bel giardino botanico e un paio di musei che meritano una visita.

Tra Malmö e Helsingborg potrete sostare nei numerosi porticcioli, come Lomma, Barsebäckshamn, Borstahusen, Ålabodarna e Råå oppure visitare la zona escursionistica di Järavallen e la riserva naturale di Hillehögs Dalar.
Da Landskrona si può poi prendere il battello per la bellissima isola di Ven, un’isola da visitare assolutamente in bici (i nostri amici Marco Veirana e Mavi Zonfrillo ne sa qualcosa!!).

Da Helsingborg invece si può raggiungere facilmente Helsingør, in Danimarca, con il battello e bici al seguito per esplorare le ciclabili danesi, per raggiungere l’aeroporto di Copenhagen in bici o in treno o per visitare il bel castello di Amleto.

Le ciclovie rimanenti non le ho ancora percorse, quindi sarò più breve. Inoltre le ultime tre sono in fase di completamento e quindi anche le informazioni disponibili sono minori al momento.
Unionsleden
Questa ciclovia, lunga 350 km e divisa in 7 tappe, collega Karlstad, nella regione svedese del Värmland, a Moss, sulla costa norvegese. Karlstad può essere raggiunta con la modalità treno+bici da Göteborg via Kristinehamn. Il collegamento con Stoccolma per viaggiare con la bici in treno mi sembra purtroppo più complicato, per quanto probabilmente più rapido.

Potete trovare carte e informazioni utili su questo sito: https://en.unionsleden.com/
Ätradalsleden
La quinta ciclovia, lunga circa 200 km, collega Falköping a Falkenberg e si congiunge con la prima, Kattegattleden, all’arrivo a Falkenberg. Falkenberg è collegata a Göteborg, Malmö e Copenhagen dai treni Oresundståg su cui è possibile trasportare la bici montata. Anche Falköping è collegata a Göteborg dai treni regionali di Västtrafik dove si può trasportare la bici montata.

Trovate le mappe delle tappe e altre informazioni al sito https://www.vastsverige.com/en/cykla-och-vandra-i-sjuharad/the-atradal-trail/
Vänerleden
Questa ciclovia è un anello di 640 km intorno al lago Vänern, il più grande lago di Svezia. È divisa in 4 lunghe tappe a loro volta suddivise in tappe più brevi, in totale 12. Sul lago Vänern si affaccia anche Karlstad, da cui parte la quarta ciclovia Unionsleden.
Per le cartine e ulteriori informazioni visitare il sito che per il momento è solo in svedese https://www.vanerleden.se/
Qui invece trovate una brochure in inglese.
Göta kanal
L’ultima ciclovia, lunga 220 km e divisa in 7 tappe da Mem a Sjötorp, permette di percorrere il famoso canale di Göta, un canale artificiale lungo 190 km che collega i grandi laghi Vänern e Vättern e il Mar Baltico. Questa ciclovia permette di combinare la bici al battello per attraversare per esempio i laghi Vättern, Asplången e Roxen.
Maggiori informazioni si trovano sul sito https://www.gotakanal.se/en/cycling-holiday-in-sweden/
Spero di avervi fatto venire voglia di pedalare un po’ in Svezia! Nel mio piccolo sono disponibile a dare più informazioni o qualche consiglio a chi volesse lanciarsi in una ciclovacanza da queste parti! Potetete scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.
Sempre sui pedali, Viola.
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* Allemansrätten è il diritto di pubblico accesso che permette ad ogni persona in Svezia, e in altri paesi nordici come la Finladia e la Norvegia, di godere della natura e delle sue risorse entro certe limitazioni. Per esempio è possibile campeggiare con la propria tenda per uno o due giorni su terreni anche privati senza bisogno di permessi, traversare a piedi, in bici, a cavallo o in canoa boschi e terreni privati o raccogliere frutti di bosco e funghi. Ovviamente il tutto con il massimo rispetto per la flora e la fauna, il rispetto per regole e per la privacy delle persone.
** Un Naturum è un luogo dove i visitatori ricevono informazioni su geologia, flora, fauna e storia culturale di una zona di interesse che spesso è una riserva naturale. I naturum offrono anche servizi didattici, specialmente per i bambini, e compiono spesso funzione di ristoro.
*** La fika è una tradizione svedese: una pausa sul lavoro o nel tempo libero, un momento di socialità in cui in compagnia si beve un caffè (o altro) accompagnato da un dolce o un semplice spuntino.
È cominciato tutto il 23 febbraio con un messaggio di Marco Veirana, presidente di Fiab Tigullio: “Paola Gianotti parte in bici da Stoccolma per Milano il 25 febbraio. Passa anche da Lund?”. Io stupita e contenta della notizia mi muovo subito per trovare informazioni sul percorso che la mitica ultraciclista avrebbe intrapreso. Tramite i social riesco a contattare Paola, che si è dimostrata subito disponibile e curiosa di conoscermi e quindi, anche se Lund non rientrava nel percorso, cerchiamo un modo per incontrarci.
Patteggiamo per un incontro nella capitale danese, Copenhagen, che io posso raggiungere comodamente con un’oretta di treno da Lund. E così lunedì 28 febbraio, appena finito di lavorare, prendo il treno, accompagnata dalla mia fedele bici, e raggiungo la capitale delle biciclette, ansiosa ed emozionata per questo incontro!
Per chi non la conoscesse già, Paola Gianotti è una grande sportiva che detiene ben quattro Guinness World Record. Le sue imprese in bicicletta però non sono fini a sé stesse: Paola, infatti, abbina alle sue imprese sportive dei progetti che mirano a dare un contributo alle persone e al nostro pianeta. Per esempio, nel 2016 ha pedalato da Milano a Oslo per Bike the Nobel, come testimonial della campagna di Radio Rai2 per portare la candidatura della bicicletta come premio Nobel. Lo stesso anno ha poi fatto il giro di tutti gli Stati Uniti in 43 giorni battendo il record del mondo e raccogliendo fondi per acquistare 73 biciclette destinate a 73 donne in Uganda. Paola è anche molto attiva per quanto riguarda la sicurezza del ciclista: nel 2018 e 2019 ha percorso tutte le tappe del Giro d’Italia con un giorno di anticipo, ripercorrendo le orme di Alfonsina Strada e dando visibilità alla campagna IO RISPETTO IL CICLISTA. Per la stessa campagna ha pedalato nel 2020 il Giro per la sicurezza, in Toscana e in Piemonte, coinvolgendo oltre 100 comuni per installare più di 700 cartelli stradali per il rispetto del ciclista.

Questa nuova impresa Bike4tree, pedalando da Stoccolma a Milano, nasce dalla collaborazione con Radio Rai2 e Caterpillar per l’edizione 2022 di M’illumino di Meno (11 marzo 2022), la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili che è alla sua diciottesima edizione. Quest’anno M’illumino di Meno mette al centro la bicicletta e le piante, grazie alla collaborazione di Paola e del neurobiologo Stefano Mancuso (autore fra gli altri libri di “L’incredibile viaggio delle piante” e “La nazione delle piante” che vi consiglio!), con il motto Pedalare, rinverdire, migliorare. La pedalata europea di Paola diventa il simbolo della cooperazione tra i paesi europei, che può fare tanto per la tutela del pianeta: inoltre Bike4tree sostiene il progetto Un albero per il futuro, gestito dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, che mira a creare un bosco diffuso in tutta Italia. L’obiettivo di Paola con Bike4tree, con 2022 km percorsi in bici, è quello di piantare 2022 alberi entro il prossimo anno. Io stessa, come le altre persone che Paola incontra durante il suo viaggio, ho ricevuto due piantine da mettere a dimora! :-)
Questa impresa è sostenuta anche da Fairtrade Italia, perché la tutela dell’ambiente è strettamente correlata a una produzione alimentare sostenibile. Per me questo è un ulteriore punto a favore per sostenere Paola, visto che ho sempre creduto nel potere del commercio equo e solidale!

Torniamo al 28 febbraio! Decido di scendere alla stazione dell’aeroporto di Copenhagen per godermi il sole e le piste ciclabili danesi. Così, in attesa di avere notizie di Paola, inizio a pedalare e vengo praticamente catturata da questo flusso continuo di bici che vanno, bellissimo! Devo confessare che non avevo ancora pedalato a Copenhagen ed è stato davvero emozionante! Dopo un po’ di giri e scambi di messaggi con papabili posti per incontrarci decidiamo di vederci in centro davanti al municipio. Qui arriva Paola con al seguito la sua squadra, tutti in bici ovviamente, mentre il camper è rimasto al campeggio.
Ci raggiunge anche Sara Sciacca, un altro incontro molto interessante! Sara si è trasferita da alcuni mesi a Copenhagen per un master in “Nordic Urban Planning” presso l’Università di Roskilde. Si è subito inserita nella capitale delle biciclette e insieme alla Copenhagen Bike Community ApS sta organizzando il Cargo Bike Day che si terrà il 30 giugno e il Copenhagen Bike Festival che si terrà invece a inizio settembre. Un bellissimo progetto passato di Sara che voglio citare è “Cycling for SEAcily”, un giro della Sicilia che Sara ha fatto in 15 giorni nel 2019, dove per ogni tappa organizzava un clan up per ripulire le spiagge, anche con il supporto delle associazioni locali FIAB.

Paola è davvero esplosiva, mi accoglie con un grande abbraccio, come se fossimo amiche da tempo. Abbiamo fatto una bella chiacchierata sulla Svezia, la ciclabilità e le politiche ambientali. Paola era un po’ dispiaciuta di aver lasciato così velocemente la Svezia, ha davvero apprezzato le piste ciclabili (anche se non così trafficate come quelle danesi!), la natura incontaminata e i paesaggi invernali mozzafiato! Paola mi ha poi donato le due piantine di prugnolo, che pianterò nel bel giardino dell’asilo dove lavoro e che faranno parte del bosco diffuso del progetto Un albero per il futuro.

Abbiamo poi approfittato della guida di Sara che ci ha fatto fare un giro turistico in bici, finché per me non è arrivato il momento di tornare a casa e salutare i nuovi amici. Me ne sono tornata verso la stazione pedalando, serena, nella fresca serata danese, circondata da ciclisti e con la carica che Paola inevitabilmente mi ha trasmesso!

Se volete sostenere il progetto di Paola adottando una piantina, potete farlo qui.
Se volete guardare i video delle scorse e future tappe li trovate sul suo canale Youtube.
Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.
Viva la bicicletta! Viva Bike4tree! Viva Paola Gianotti!
Sempre sui pedali, Viola.
Ringrazio Paola Gianotti e la sua squadra per le foto!